La storia di “Sarà meglio quando…” è lunga, risale a prima del mio arrivo a Villa Lascaris come responsabile delle attività culturali. Un ciclo di tre/quattro incontri, che tradizionalmente si svolgevano (e continuano a svolgersi) tra gennaio e marzo.
Ogni incontro, un tema e un esperto diverso. In origine, il titolo degli incontri era coniugato al passato, e per le edizioni 2020 (in piena pandemia, sperimentando la modalità online attraverso l’apertura di un canale Youtube), 2021 e 2022 abbiamo mantenuto il naming originario: “Era meglio quando…“, seguito da un punto interrogativo. “Era meglio quando… i libri erano di carta?” (sull’editoria); “Era meglio quando… il prof. aveva sempre ragione?” (sulla scuola), “Era meglio quando… in TV c’era un solo canale?” (su informazione e comunicazione politica); “Era meglio quando… la pubblicità si leggeva solo sui muri?” (sul mondo della pubblicità).
Ma… anche le tradizioni vanno rinnovate. E, con il passare del tempo, l’indole degli incontri sembrava guardare troppo all’indietro, perdendo obiettività. Alla fine di ogni appuntamento, la sensazione era che sì, “era meglio quando…”, che il presente fosse più brutto di una volta, più triste e caotico dei bei vecchi tempi.
Un po’ deprimente.
Così, ragionando, ho proposto di cambiare lo sguardo, da ieri a domani: “Sarà meglio quando…“. Da era a sarà.
“Sarà meglio quando… ogni cancro avrà la sua cura” (ricerca oncologica); “Sarà meglio quando… sarà finita la sabbia” (tutela e contrasto ai reati ambientali); “Sarà meglio quando… raccoglieremo bistecche” (novel food, carne coltivata, farine di insetti), e altri argomenti ancora.
È servito. Senza esaltare a tutti i costi “le magnifiche sorti e progressive”, è come se si fosse ristabilito un equilibrio. Forse, una volta era meglio, ma non sempre. Anzi.
Il potere di un titolo…














Scrivi un commento